Da qualche tempo, in rete, si parla con insistenza di "flipped classroom model". Il nome è intrigante: si tratta di una modalità di insegnamento (supportata da tecnologie) in cui si invertono i tempi e i modi di lavoro. 

Non è tanto la classe ad essere “capovolta” quanto il normale schema di lavoro in classe. Tipicamente, infatti, si ha un primo momento in cui l’insegnante spiega (fa “lezione”) seguito da un secondo momento in cui agli studenti sono assegnati problemi da risolvere tipicamente da svolgere a casa (i “compiti a casa”). I problemi derivanti da questo tipo di impostazione sono da anni al centro di un teso dibattito accompagnato da innumerevoli proposte alternative, in particolare di stampo costruttivista (apprendimento cooperativo, lavoro di gruppo, problem based learning, ecc.) e da altrettante critiche all’efficacia di queste alternative (dispersività, complessità nella realizzazione, tempi lunghi, dubbi sui risultati, ecc.). Nel caso delle “flipped classroom” la rivoluzione non è tanto nel metodo di insegnamento, ma nel diverso modo di proporre i contenuti agli studenti e di articolare i tempi di apprendimento. L’idea è quella di fornire agli studenti dei materiali didattici appositamente selezionati, o predisposti dall’insegnante, ai quali è assegnato il compito di insegnare. Si può trattare di video, risorse multimediali, libri o ebook: l’importante è che siano in grado di trattare adeguatamente ed esaustivamente il contenuto. La prima cosa che gli studenti fanno diventa quindi quella di studiare guardando video, consultando i materiali ed adoperandoli più volte fino a quando i concetti non sono sufficientemente chiari. Tutto questo avviene prima, ed esternamente alla scuola, e non dopo come nel modello classico. La seconda parte del lavoro avviene invece in classe dove l’insegnante si troverà (almeno dal punto di vista teorico) un gruppo di studenti già preparato e, a detta dei sostenitori, finalmente omogeneo ed “allineato”. Nel contesto scolastico l’insegnante si preoccuperà quindi di proporre e seguire le attività applicative: esercitazioni, compiti, risoluzione di problemi, studio di casi, attività di approfondimento, ecc.  In altre parole l’insegnante si troverà ad investire il suo tempo nell’accompagnare allo sviluppo ed estensione delle conoscenze, alla loro trasformazione in capacità concrete. Le tecnologie sono da questo punto di vista lo strumento necessario per la realizzazione della prima parte del lavoro. Grazie ad internet le risorse vengono messe a disposizione degli studenti che possono studiarli o, a seconda del tipo di materiali, impiegarli anche in maniera attiva e cooperativa. Si pensi al caso di video, creati dagli insegnanti, che gli studenti visualizzano e su cui discutono attraverso forum o strumenti di video annotazione.  Molte di queste risorse tecnico-didattiche sono chiamati già i nuovi docenti, quelli che stanno frequentando in quiesti mesi i corsi abilitanti all'insegnamento (PAS) e siamo certi diverranno un mezzo applicatissimo nelle nostre scuole di qui a breve.