L’Alzheimer e la demenza senile costituiscono patologie in costante aumento in tutto il mondo e richiedono già nella fase iniziale un impegno forte per la diagnosi,

il trattamento e l'assistenza sopratutto nell'ambito del sociale. Nella nostra zona, l'Ulss 8 di Asolo ha avviato un progetto pilota di welfare community, grazie alla Associazione Alzheimer di Riese Pio X e alla rete dei Centri Sollievo per l'assistenza dei malati di demenza senile e Alzheimer, con la collaborazioni di associazioni di volontariato e dei Comuni del territorio: anche il cavanis ha prestato la propria collaborazione al progetto, sia pur con le poche ma significative forze che ha. Assumendo questo modello, la Regione Veneto ha approvato un "Progetto Sollievo", da realizzare in tutto il territorio regionale attraverso le Ulss: si tratta di centri diffusi, in cui volontari formati accolgono persone anziane affette da demenza, proponendo loro attività psico-motorie per migliorare le abilità residue.  La presentazione di questo modello è avvenuta nel corso del convegno “I centri sollievo si raccontano", organizzato venerdì 7 marzo dall’Assessorato ai servizi sociali della Regione Veneto,  presso Villa Spineda Gasparini Loredan a Venegazzù di Volpago del Montello. Per la diffusione della buona pratica dei progetti Sollievo è stato previsto un finanziamento regionale di un milione di euro, al fine di estendere il modello anche a tutte le altre Ulss del Veneto. Ciò consentirà di ottenere un risparmio di trenta milioni anno, grazie all’intervento di volontari preparati e formati che accolgono persone anziane affette da demenza, per alcune ore o per qualche giorno alla settimana, proponendo loro attività specifiche. Sono oltre sessantacinquemila i malati di Alzheimer in Veneto e le risorse pubbliche sono sempre più scarse e insufficienti. Il direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale dell'Ulss 8, dr. Francesco Gallo, ha spiegato perciò nel corso del convegno come sia necessario oramai far subentrare questi modelli a quello unico del welfare state, in modo che l’erogazione di servizi sociali non sia attesa solo dallo Stato ma renda protagonista la stessa comunità.  Lo stesso sta accadendo nell’Ulss 8 anche nel campo dell’assistenza dei minori i quali vengono affidati sempre meno alle comunità residenziali, preferendo l’affido familiare e le reti di solidarietà, i cui vantaggi non sono solo in termini economici, ma anche di solidarietà e di coesione sociale. Su questo nuovo progetto, anche il Cavanis e le Famiglie che ad esso afferiscono, non mancherà di far arrivare la propria collaborazione. Per riferimenti e informazioni: prof. Gatto e prof.ssa Andrighetto.