"Salve professoressa, innanzitutto mi scusi per il ritardo con il quale le rispondo. Nel mio viaggio nell'orfanotrofio

 in Madagascar ho visto ciò che mi aspettavo prima di partire, ma viverlo in prima persona mi ha insegnato molto di più.  Vedere in televisione o nel telefono certe situazioni di povertà, non è la stessa cosa che esserci dentro. Per comprendere ciò che succede al di fuori della nostra zona di comfort l’unico modo è viverlo con tutti e cinque i sensi.  Ciò che mi ha colpito di più è il fatto che la gente del posto (la maggior parte con un tenore di vita decisamente inferiore al nostro) non sembra accorgersi della povertà che li circonda. D’altronde come dargli torto. Noi, ad esempio, non siamo tristi o sconvolti dal fatto che non viviamo in una villa o che non abbiamo una yacht. Siamo nati e abbiamo vissuto con un certo stile di vita è, anche se ci piacerebbe, possiamo benissimo sopravvivere senza essere ricchi; è tutta una questione di abitudine.  E questa abitudine già dopo la prima settimana mi sono accorto che iniziava a contagiare anche me. La prima volta che ho passeggiato in mezzo alla città notavo principalmente la povertà e la differenza con il nostro stile di vita. Dopo una settimana, facendo la stessa strada, mi sono accorto che ciò che notavo era completamente diverso. Riuscivo a guardare il paesaggio con più attenzione. Le persone non le vedevo più vestite peggio rispetto a me, ma in modo diverso.  Per concludere, è certamente un’esperienza che rifarei e che mi ha dato lo stimolo per conoscere nuovi paesi e nuove culture"