Se c’è stato un punto di forte convergenza tra i relatori di un recente convegno su “Il coraggio di ripensare la scuola”: quello di considerare prioritario l’obiettivo di superare il carattere selettivo

 della scuola tradizionale per puntare sulla piena valorizzazione formativa, senza scarti, di tutta la popolazione giovanile dai 3 ai 18 anni.  La proposta è quella di “operare per il successo formativo di tutti e di ciascuno nella vita attiva”, intendendo per successo formativo “il massimo sviluppo del potenziale di ogni singolo studente nel contesto dato e quindi con punti di arrivo che saranno legittimamente diversi per ognuno”.  È una proposta condivisa anche da Tuttoscuola  Gli sviluppi a velocità iperbolica delle nuove tecnologie, le scoperte delle neuroscienze, della biochimica e dell’intelligenza artificiale, internet, sono infatti tutti fattori che spingono in direzione di percorsi formativi il più possibile personalizzati e nello stesso tempo verso una dimensione sociale, cooperativa e co-costruttiva, della conoscenza. La personalizzazione degli itinerari formativi individuali e il superamento della rigidità degli standard di apprendimento comporterebbero l’eliminazione dell’idea stessa di fallimento scolastico, di bocciatura, e quindi il recupero di quel 20% di giovani (anche la Francia ha un problema analogo) che oggi va sprecato, con rilevanti costi economici e sociali.  “La bocciatura andrebbe riservata a chi si rifiuta di impegnarsi nello studio a prescindere dai talenti, a chi non rispetta la disciplina, insomma a chi può essere veramente “utile” come lezione. Infliggerla a chi fa comunque il proprio meglio, poco o tanto che sia, può servire solo a stroncarne le potenzialità latenti. Anche così si spiegano gli oltre due milioni di neet, che non ci possiamo più permettere. Il confine tra scartare ciò che non è ‘a norma’ e ricavare il massimo possibile – che è un principio di saggezza – può essere molto sottile, l’uno si adatta meglio alle cose, l’altro alle persone. E qui stiamo parlando dei nostri ragazzi”.   (dalla rivista Tuttoscuola).