Il bullismo è una piaga in tutto il mondo e si manifesta in modo più pericoloso negli ambienti scolastici. Il Cavanis di Possagno  è sempre sensibile alla tematica

 perché la scuola deve essere inclusiva, prima di ogni altra cosa. E poi, il Cavanis ha tra i suoi caratteri quello della sopraveglianza, cioè della massima attenzione in tutti gli ambienti scolastici alle attitudini, alle manifestazioni e alle difficoltà degli allievi. Poche settimane fa, il 1° agosto 2018, è stato approvato il primo documento normativo, a livello internazionale, in materia di lotta al bullismo: la Prassi di Riferimento UNI 42/20181 , che definisce le misure che ciascuna scuola dovrà, a partire da ora, rispettare per poter essere qualificata come “scuola antibullismo”.     Ciò sarà particolarmente importante sia per orientare le scelte delle famiglie, sempre più preoccupate del crescente fenomeno del bullismo, sia per dimostrare nelle cause civili e penali, ormai di frequenteintentate contro le scuole e i loro addetti per culpa in vigilando, il corretto agire del personale scolastico e la corretta organizzazione dei servizi da parte dell’ente gestore.   Trattandosi di uno strumento normativo piuttosto recente,è in primo luogo importante ricordare che per “Prassi di Riferimento” s’intende, secondo la legislazione europea, un documento di natura normativa approvato in ogni stato membro dall’ente nazionale di unificazione normativa a seguito di un confronto con le parti sociali interessate alla regolamentazione dell’attività oggetto della Prassi.  Funzione delle Prassi è quindi definire le regole di corretta gestione delle attività rispetto ad ambiti di grande importanza sociale, come il bullismo, che sono ancora privi di una cornice normativa di riferimento. Ovviamentele disposizioni della PdR non sostituiscono le leggi in vigore in ciascuno stato, ma le integrano formando con esse un corpo unitario (si pensi alla legge in vigore in Italia da maggio 2017 in materia di cyberbullismo). La Prassi di Riferimento si articola in tre sezioni:   • la prima contiene i principi generali e le definizioni in materia di bullismo e cyberbullismo (di grande importanza, giacché per la prima volta si definisce in un documento di carattere normativo cosa voglia direrealmente “bullismo”, termine spesso utilizzato in maniera impropria ed eccessivamente estensiva anche da parte delle famiglie);  • la seconda, quella più rilevante sul piano operativo, contiene il decalogo delle attività che la scuola dovrà porre in essere per rispettare la PdR ed essere quindi considerata “antibullismo”;   • la terza contiene una serie di linee guida e modelli di riferimento, che non sono requisiti obbligatori ma forniscono strumenti di lavoro utili per la corretta applicazione della PdR.   Le regole antibullismo, contenute nella seconda sezione della PdR, possono essere così sinteticamente riassunte:   1. definizione e divulgazione, da parte della scuola, di una “politica antibullismo” con la chiara assunzione degli impegni assunti verso l’utenza in ordine alla prevenzione ed al contrasto del bullismo;   2. predisposizione di un “piano della vigilanza” all’interno degli ambienti della scuola, in grado di garantire la costante e corretta vigilanza sui minori, anche in relazione alle diverse fasce di età; particolare attenzione al riguardo è richiesta alla regolamentazione della vigilanza in quei luoghi e momenti particolarmente critici, come gite scolastiche, attività sportive, spogliatoi e palestre, flusso in entrata ed in uscita dalla scuola, nei quali il rischio di aggressioni ed incidenti è notevolmente più elevato, come purtroppo si evince anche da numerosi episodi di cronaca giudiziaria relativi anche alle scuole cattoliche;   3. predisposizione e aggiornamento annuale di un documento di “valutazione dei rischi di bullismo” che tenga conto delle specificità e del particolare contesto in cui opera ciascuna scuola;  4. definizione di un “piano annuale antibullismo” coerente con i risultati della valutazione dei rischi e diretto a promuovere sia la prevenzione che il contrasto dei fenomeni di bullismo;  5. comunicazione all’utenza e a tutte le altre parti interessate delle azioni adottate per garantire la prevenzione ed il contrasto del bullismo, anche attraverso un’apposita sezione nel sito web della scuola;   6. definizione di un “sistema sanzionatorio antibullismo”, che preveda adeguate regole di comportamento e relative sanzioni (come previsto per il cyberbullismo anche dalla legge 71 del 2017) verso gi alunni che commettano atti di bullismo e di cyberbullismo, comprese le informative alle forze dell’ordine nei casi di rilevanza anche penale;  7. definizione di una “procedura per l’individuazione e la gestione delle criticità relative al bullismo”, diretta a consentire a tutti gli interessati una segnalazione su fatti di bullismo e cyberbullismo, anche in forma riservata in coerenza con le attuali norme internazionali in materia di whistleblowing;    8. nomina di una “Commissione Antibullismo” rappresentativa di tuttele parti interessate, alunnie genitori compresi, con il compito di verificare l’effettivo rispetto, da parte della scuola, delle misure antibullismo definite nel rispetto della legge e della PdR;   9. adozione ogni anno scolastico di un “piano di formazione antibullismo”, diretto a garantire la formazione, l’aggiornamento, il coinvolgimento e la sensibilizzazione di tuttele componenti in materia di bullismo e cyberbullismo;    10. svolgimento periodico di “audit antibullismo”, sia in forma programmata che a sorpresa, in modo tale da individuare eventuali situazioni critiche e verificare sul campo la corretta applicazione delle procedure antibullismo definite dalla scuola.     Va infine sottolineato come la PdR antibullismo sia applicabile in qualunque zona del mondo ed è per questo stata redatta sia in italiano che in inglese. Attualmente, infatti, è già stato avviato un progetto triennale per la diffusione della PdR in tutte le scuole cattoliche albanesi in collaborazione sia con la FIDAE che con la locale Conferenza Episcopale. Successivamente, a inizio 2019, un tavolo di lavoro sulla PdR sarà aperto in America Latina, insieme a rappresentanti delle istituzioni locali. A novembre 2019, poi, la PdR 42 sarà presentata a New York al congresso internazionale delle scuole cattoliche.  La nuova Prassi, quindi, costituirà nei prossimi anni un riferimento prezioso per gli operatori scolastici e per l’utenza della scuola. Le istituzioni educative che si conformeranno alla PdR potranno essere qualificate ufficialmente per la prima volta quali “scuole antibullismo”; allo stesso tempo, però, non ottemperare alle misure definite nella PdR potrà costituire motivo di negligenza e presupposto anche per una valutazione giudiziale di culpa in vigilando.  Sarà quindi importante avviare, in Italia e nel resto del mondo, un percorso di diffusione del documento e della conseguente “cultura antibullismo” che lo ispira e che si è cercato di tradurre in regole operative, in grado di promuovere un approccio condiviso e multidisciplinare al complesso fenomeno del bullismo e del cyberbullismo da parte di personale direttivo, docenti, alunni e famiglie, nella consapevolezza che le grandi sfide sociali (si pensi, ad esempio, alla lotta alla corruzione ed contrasto degli abusi degli adulti sui minori, in questo momento al centro dell’attenzione del santo Padre) richiedono forti motivazioni ideali, che certamente nella scuola cattolica non mancano, ma anche strumenti normativi adeguati ai tempi.