Classe del 1993, l'ex allievo del Cavanis di Possagno Alberto Pedron (Maturità scientifica 2012), si sarebbe laureato in Medicina proprio quest'anno. Ma lui se n'è andato nel 2014, era novembre. 

 Qualche settimana prima aveva aggiornato la sua pagina di profilo facebook.  Aveva 21 anni: se l'è portato via una malattia terribile che non gli ha dato scampo. Ma alla quale lui non ha mai voluto cedere. A chi gli chiedeva come stava, rispondeva 'bene, perché?' con quella spavalderia consapevole, tipica di chi sa il valore di ogni giorno, di ogni momento.  Perché la vita, per lui, aveva il significato di sempre. Perché la vita come la morte lui la prendeva con quel tratto di gioviale serenità e di piglio creativo. A lui piaceva vivere.   Alberto era solito citare una frase da un fumetto: "Un'anima forte risiede in un corpo forte e in una mente forte". Diceva inoltre di voler fare il chirurgo d'urgenza come specializzazione per salvare il più vite possibile, credeva nelle sue capacità e voleva usarle esclusivamente per il bene altrui. Un suo compagno di classe dice di lui che era una montagna: saldo nei principi  e pronto a tutto per il prossimo. Che senso ha spendere anche un solo giorno negli effimeri impegni: è meglio aiutare il prossimo contribuendo, ad esempio, nella lotta contro il cancro. Ecco: ce l'aveva come fissa, Alberto, quella che voleva salvare vite. Niente fiori al suo funerale, ma fondi per salvare vite!  Lo ha lasciato detto, quel giorno, per i tanti che erano a Ciano del Montello al suo funerale. 

Lo scorso 21 maggio, il suo compleanno, qualcuno sul suo social ha riportato una poesia (di Henry Scott Holland) che a lui piaceva tanto: "La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto. Ciò che ero per voi lo sono sempre.  Datemi il nome che mi avete sempre dato.  Parlatemi come mi avete sempre parlato. Non usate mai un tono diverso. Non  abbiate un’aria solenne o triste.  Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme. Sorridete, pensate a me, pregate per me. Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato.  Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza".  Il 28 giugno 2018, alla sessione di laurea della facoltà di Medicina dell'Università di Trieste, il presidente della Commissione ha voluto ricordarlo a nome di tutto il Corso di medicina e dei suoi compagni di studi. Presenti i genitori alla cerimonia.