Far parte della Giuria di selezione del Campiello Giovani, come ho avuto l'avventura di fare io, significa partecipare alla prima fase del concorso: fra tutti i ragazzi partecipanti,

12 giurati sono chiamati a scegliere 25 racconti che arrivano in semifinale; da lì, una giuria tecnica seleziona i 5 finalisti fra cui un'ulteriore giuria (la stessa del Premio Campiello "senior") seleziona il vincitore assoluto.

Dunque io, in tandem con un traduttore con cui collaboro da qualche anno per questa vicenda, ho letto una cinquantina di racconti selezionandone cinque. Racconti di ogni genere e qualità: alcuni privi di qualsivoglia interesse narrativo, altri invece interessanti e (soprattutto negli anni scorsi) sorprendenti per maturità narrativa e stilistica. Quest'anno ho letto anche i racconti finalisti (fra cui quello del vincitore), dato che ho presentato gli autori a Pordenonelegge lo scorso giovedì. Sono buoni racconti, meritevoli soprattutto perché restituiscono la visione del mondo di un ragazzo di 17, 20, 22 anni... In alcuni casi sono sorprendenti per come trattano temi difficili quali - faccio l'esempio di alcuni finalisti di quest'anno - l'abuso di alcool e stupefacenti, le patologie psichiche, lo stupro. Sembrerebbero temi difficili, e lo sono senz'altro: però i ragazzi riescono a trattarli con taglio personale, non pesante o moralistico; e soprattutto, hanno la tendenza a ricordarci che c'è sempre una luce in fondo al tunnel.  Testo: prof. Ciro Gazzola, insegnante Cavanis