Caro Cavanis,  ti scrivo questo pensiero al tramonto di oggi, che giunge lento (diversamente dal tramonto di questi 10 anni) quando, stretta la mano al presidente di commissione, ho realizzato che è finita.

Mi hai accolto, caro Cavanis, dieci anni fa coi denti da latte, mi lasci andare con la barba da radere. 

Mi hai insegnato a costruire critiche e non "chiacchiere da bar", a guardare le cose a 360 gradi e non ad accettare solo l'analisi che per te era giusta. Di conseguenza ti ho criticato, nei giusti modi, quando ci siamo trovati in disaccordo, ma ti ho sempre difeso di fronte a chi ti infangava seppur non conoscendoti.

Mi hai supportato nei momenti difficili della mia adolescenza, della mia famiglia.

Mi hai sostenuto nelle idee, nelle passioni.

Mi hai trasmesso dei valori, ma senza impormeli (un cliente fisso del locale dove lavoro mi chiama "Cavanis" e non "cameriere"...).

Mi hai insegnato a scrivere, arte nel quale ho trovato mille sollievi. Grazie.

Scrivo questo pensiero all'oscuro dal voto con cui mi vedrai voltarti le spalle perché, comunque vada, non mi presenterò a nessun datore di lavoro, collega, amico o ragazza come un 60 o un 100, ma col mio nome e cognome, fiero di come sono cresciuto in questi anni.

Leo Buscaglia disse che "il rischio più grande della vita è non rischiare nulla". Ora più che mai mi sento pronto ad affrontare rischi a cascate perché sono sicuro di avere i mezzi per farlo.

Mezzi e sicurezza che Tu mi hai saputo trasmettere. 

Grazie Cavanis per quanto mi hai saputo dare in questi dieci anni!  (un ragazzo della Maturità Cavanis 2017)