Sono state tre ore intense, un dibattito quasi socratico, condotto a domande e rispte brevi e vivaci, in giro per la grande sala convegni, duecento e più ragazzi delle superiori (molti avevano

 letto il suo libro "Lettera a un figlio su Mani Pulite"), insegnanti, genitori... Una grande riflessione sui temi delle scelte, della formazione, della scuola, della libertà.

Proponiamo in esclusiva per il sito del Cavanis alcune risposte date da Colombo. 

Di Mani pulite si è parlato molto, e a voi del pool di Milano si sono rivolte molte accuse....

"Sì ci hanno accusato di molte cose, ci hanno detto che eravamo le toghe rosse, che avevamo arrestato tutti indiscriminatamente, che eravamo la causa di alcuni suicidi...   In due anni e mezzo abbiamo provveduto ad arrestare un migliaio di persone, circa 400 all'anno. E l'arresto non lo decidevamo noi del pool di Mani pulite: noi proponevamo l'arresto al giudice che lo faceva eseguire secondo le regole delle indagini. Cioè se c'erano gravi indizi di colpevolezza e per evitare la reiterazione del reato..."

Nessun rimprovero dunque per quelle indagini tra il 1992 e il 1994?

"Siamo stati forse un pochino faciloni nel chiedere la scarcerazione di molti degli arrestati...".

E l'accusa che avreste "ucciso" la Prima Repubblica?

"Chi mette in crisi uno Stato è il corrotto non la giustizia: ma pensa che abbiamo trovato un sistema di corruttela così vasto che c'erano dentro in tantissimi. Erano coinvolti 4 capi di Governo, 12 Ministri, cinquemila tra amministratori, magistrati, imprenditori, banchieri, guardie di finanza....  Come possiamo essere accusati di aver ucciso lo Stato? Semmai sono i corrotti che lo hanno... morto e sepolto".

E Di Pietro che si toglie la toga e "scende in campo" nella politica?

"Quando lo seppi non ci volevo credere: fu per me un fulmine a cielo sereno. Perché si è dimesso? Credo che siano fatti suoi. Ma lui ci ha messo in grandissima difficoltà".

Quindi secondo lei un magistrato non deve entrare in politica.

"Un magistrato se lo vuole, deve poter entrare in politica, io non lo farei. Ma se lo vuole, lo deve poter fare. Però a certe condizioni (a certe "regole", diciamo così): prima di tutto il passaggio dev'essere irreversibile, non può un magistrato entrare e uscire dalla politica quanto e quando vuole. E poi deve passare un certo lasso di tempo tra l'attività di magistrato e l'attività politica".

Mani pulite è finita.  Dopo qualche anno di indagini, i processi sono stati fatti. Le condanne sono state sentenziate... Cosa ne pensa di quella stagione italiana?

"Penso che la corruzione in Italia continua ora come allora. Se Mani pulite voleva essere un mezzo per rendere meno corrotta e più trasparente la vita pubblica degli italiani, allora Mani pulite è stata un fallimento".

E' un bilancio molto amaro, mi sembra...

"E' così: Mani pulite non ha cambiato l'Italia, basta guardarsi intorno per capirlo. Il livello di trasgressività in Italia è rimasto quello di prima".

Quindi Mani pulite ha dimostrato che  la giustizia in Italia non raggiunge i suoi scopi....

"Non ho paura di ammettere che, dal punto di vista strettamente giudiziario, Mani pulite  è stata la prova provata che nella situazione di corruttela diffusa come quella in cui versa l'Italia, l'amministrazione della giustizia non raggiunge i suoi scopi".

Mi sta dicendo che la corruzione dei grandi capi politici è analoga alla corruzione della gente comune, del Paese tutto?

"Esattamente così: dal 1974, da quando entrai in magistratura, mi sono accorto che le cose non sono cambiate: non c'è, solo il ministro o il politico che riceve tangenti. C'è tutto un sistema di corruzione che si espande a tutti i livelli della società: dal vigile urbano che fa la spesa gratis e in cambio non controlla la bilancia del salumiere all'ispettore del lavoro che viene pagato per non "accorgersi" che gli operai lavorano senza caschetto o senza cinture di sicurezza; dal finanziere che riceve gratis la torta dal pasticcere e così non controlla l'emissione degli scontrini fiscali allo studente che scarica spudoratamente la versione da Internet al docente che finge di non essersi accorto che quello studente si è scaricato la versione da Internet....".

Come mai siamo finiti così?

"è una questione culturale: da millenni, in questo Paese, siamo abituati a pensare che l'imbroglio sia un valore; siamo convinti che il rapporto con gli altri sia regolato da discriminazioni e che nessun lavoro possa finire bene se non corrompendo qualcuno. Abbiamo cioè più la mentalità del suddito che del cittadino. Siamo immaturi e mammoni nei confronti della legge e edello Stato: ci comportiamo in società come il bambino che per ottenere quialcosa deve circuire la mamma...  Siamo così immaturi che pensiamo ai nostri  diritti come fossero dei  favori..."

Sono parole molto gravi, Colombo.

"Le dirò di più: se tutto si basa sull'imbroglio, dove va a finire la fiducia?   Se le regole non sono scelte dai cittadini ma diventano solo degli obblighi, dei pesi, allora noi non siamo liberi, siamo dei sudditi, siamo dei condannati a fare le cose che gli altri hanno scelto per noi..."

Non vedo prospettive, non vedo speranze: mi verrebbe da chiederle se almeno crede nella giustizia divina...

"Bisogna ricominciare dalla scuola, dall'educazione, dalla conoscenza, dai saperi, dalla libertà delle scelte, dalla cultura delle regole come cultura delle libertà.... Bisogna cominciare a capire che la corruzione e l'illegalità ci costa centinaia di milioni all'anno, un peso formidabile che grave su ciascuno di noi..."

Riusciremo?

"Se vogliamo vincere, dobbiamo tornare alle regole. 

Le regole sono l'unico mezzo con cui possiamo vincere. La via è quella della scuola: imparare, sapere, scegliere, essere liberi. 

La strada è tracciata. Sarà lunga. Ma solo con voi che avete ancora del tempo da passare a scuola potremo farcela...."