Vado a dottrina, dicevano un tempo i bambini! Anche oggi i bambini vanno a catechismo, in parrocchia. E la Chiesa italiana da una ventina di anni si chiede come mai sia così diffusa l'ignoranza delle cose di Dio. 

Ora la CEI (Conferenza episcopale italiana) ha diffuso gli orientamenti per il catechismo dove si vuole dare l'impulso nuovo che la catechesi richiede. La sperimentazione è durata dieci anni, chiesta esplicitamente dai vescovi nell’assemblea della Cei del 2003. Ma di una revisione profonda della progettazione della catechesi in Italia si parlava già dagli anni  Novanta.  Eppure gli Orientamenti pubblicati adesso dalla Conferenza episcopale italiana non sostituiscono il documento di base per il rinnovamento della catechesi in Italia apparso nel 1970, appena chiuso il Concilio Vaticano II. Quel documento resta la Carta costituzionale della catechesi, perché, come sottolineava Paolo VI, il Concilio è «il grande catechismo dei tempi nuovi».   Gli Orientamenti servono per rinnovare le scelte del Concilio e aiutare ad applicare oggi le sue intuizioni, anche con un «annuncio coraggioso del Vangelo», si legge nel testo. Gli Orientamenti hanno un titolo programmatico: Incontriamo Gesù. È l’obiettivo, nota il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, a cui deve «tendere la formazione cristiana».  È il frutto di un lavoro durato anni, che ha coinvolto nell’analisi delle sperimentazioni tutte le Conferenza episcopali regionali. Bagnasco spiega che la catechesi deve essere considerata «orizzonte e processo», quindi l’opera deve restare aperta alle nuove sollecitazioni della storia.   Da ultimo il testo è stato rivisto sulla base delle sollecitazioni del magistero di Papa Francesco, soprattutto per quanto riguarda le sue raccomandazioni per una «Chiesa in uscita», e negli Orientamenti risuonano abbondantemente le riflessioni di Bergoglio contenute nell’EsortazioneEvangelii gaudium. Il riferimento dottrinale e teologico è, oltre al Concilio, il Direttorio generale della catechesi di Giovanni Paolo II del 1997. I vescovi hanno deciso anche di affidare all'Ufficio catechistico nazionale della Cei il compito di studiare un progetto per una revisione e maggiore attualizzazione dei vari catechismi italiani, perché ormai è passato molto tempo dalla loro redazione e sono mutati i contesti culturali e soprattutto il modo di comunicare con la straordinaria diffusione dei social network e degli strumenti digitali. Rendere ragione della fede, cioè radicare l'esperienza cristiana nelle parole nuove di oggi, non è un compito facile ed è «la sfida decisiva», si legge negli Orientamenti: «Dire le ragioni della nostra fede è ciò che ci chiede la cultura odierna». Significa in pratica «strutturare meglio l’annuncio», poiché «desta preoccupazione» una «diffusa fragilità della fede sia per quanto riguarda la conoscenza dei contenuti essenziali», che per l’ «integrazione tra la fede e la vita».  

Il testo degli Orientamenti non nasconde le critiche, anzi l’autocritica, e parla di «ritardi» che sono dovuti «non solo ad inadempienze episodiche o a difficoltà contingenti», ma a «responsabilità strutturali», che sono la «mancata armonizzazione tra conoscenza ed esperienza di fede» e una troppo marcata «settorializzazione della pastorale». Tra le cose che non vanno si indicano «banali animazioni di gruppo», metodologie ispirare solo a «modelli scolastici», conoscenza «superficiale» dei catechisti della dottrina della Chiesa e della Bibbia.

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