Pio X morirà di crepacuore in quell'estate 1914 temendo l'arrivo del più terribile dei mali, il "guerròn", la guerra mondiale. 

L’Europa del 1914 divenne ben presto un mito dopo che oltre quattro anni di guerra avevano sconvolto ogni aspetto della sua vita civile e morale. Ma che cosa era quel mondo di prima della guerra fatto poi oggetto di rievocazioni intensamente nostalgiche? La realtà delle sue dimensioni materiali e morali era imponente. Pochi Paesi europei possedevano i tre quarti del globo. I loro eserciti e le loro flotte erano paurosamente consistenti e potenti. Le economie dei Paesi più sviluppati erano tali da non far neppure pensare a confronti che con gli Stati Uniti. Londra e Parigi erano le capitali della finanza mondiale. Il tenore di vita era nettamente superiore a quello di altri continenti. Ovunque, sia pur lentamente, si affermava un regime di libertà.  Ancora di più si può dire per la cultura, il progresso scientifico e tecnico, i centri di studio. L’atmosfera generale era ispirata a un illimitato ottimismo: forse solo al tempo dell’Illuminismo, nel Settecento, le sorti dell’umanità erano apparse altrettanto «magnifiche e progressive». E c’era anche chi — come il grande naturalista Ernst Haeckel in un bestseller da 400 mila copie — riteneva che, dei sette grandi «enigmi del mondo», sei fossero stati già sciolti, sicché ne rimaneva ancora uno solo da sciogliere. Anche la guerra appariva come un’eventualità indubbia della storia, ma era pure ovunque nato un movimento pacifista di larghissima diffusione (uno dei premi Nobel fu riservato fin dall’inizio alla pace e nel 1907 ne fu insignito l’italiano Ernesto Moneta). 

Eppure i segni di tensione erano evidenti, molte spinte e fermenti espliciti o impliciti apparivano diversi e opposti. A cominciare, intanto, dalla stessa posizione dell’Europa nel mondo. Stati Uniti e Giappone apparivano ormai potenze economiche, politiche e militari di grande livello. Nei possedimenti europei erano cominciate agitazioni politiche e sociali per l’indipendenza, che l’Europa fronteggiava con difficoltà, perché esse si sviluppavano sulla base di idee tutte europee.   Più gravi, però, apparivano questioni interne come quella nazionale e quella sociale. Benché le aspirazioni nazionali fossero già state soddisfatte in molti Paesi, numerosi erano i popoli per i quali ciò non era accaduto. Così in Irlanda, fra i cechi e gli italiani dell’Austria-Ungheria, fra i polacchi d’Austria, Germania e soprattutto Russia. In qualche caso c’era una questione di rivincite aperte, come tra Francia e Germania per la guerra del 1870-71, costata alla prima la perdita dell’Alsazia e della Lorena. Inoltre, le nazioni balcaniche apparivano in un fermento ingovernabile. Fra il 1911 e il 1913 avevano combattuto complicate guerre con la Turchia e tutte si ritenevano maltrattate dalle successive paci. I Balcani apparivano perciò come il «ventre molle» dell’Europa, e fu qui che, non per caso, ebbe luogo l’attentato che portò alla Grande guerra. 

La coscienza di queste soggiacenti tensioni alimentava una gara costante agli armamenti in tutte le grandi e piccole potenze, come in specie tra Germania e Inghilterra per quelli navali. Forti erano anche le rivalità per le colonie. Conflitti furono evitati in extremis tra Francia e Inghilterra nel 1898 e tra Germania e Francia nel 1907. Ma il militarismo e il bellicismo erano di certo più forti del pacifismo, e potevano contare su orgogli e interessi nazionali radicati. Contro il rischio di guerre da combattere in condizioni svantaggiose, e per preoccupazioni di equilibrio e prudenza politica, erano nati due sistemi di alleanze: la Triplice fra Germania, Italia e Austria-Ungheria e la Duplice franco-russa. Nel momento della verità si vide che erano catene condizionanti che rendevano la guerra ancora più inevitabile, e tali da trascinare nel conflitto anche l’Inghilterra, unica grande potenza europea libera da qualsiasi vincolo di alleanza.

Quando a Sarajevo, in Erzegovina, Gavrilo Princip, un anarchico serbo, spalleggiato da altri quattro o cinque complici, tutti dai 16 ai 20 anni, il 28 giugno 1914, riuscì a uccidere il principe ereditario Francesco Ferdinando e la sua consorte morganatica Sophia, nessuno pensava che sarebbe  scoppiata una guerra così tremenda ed estesa, ma tutti conoscevano bene le tensioni internazionali, le voglie imperialistiche, le opposizioni ideologiche che non potevano non portare alla guerra. 

I nove re delle grandi dinastie europee, riuniti per i solenni funerali di Edoardo VII d'Inghilterra il 6 maggio del 1910. Da sinistra in piedi: Haakon VII di Norvegia, lo zar Ferdinando di Bulgaria, re Manuel II del Portogallo, il Kaiser Guglielmo II dell'Impero tedesco, re Giorgio I di Grecia e Alberto I del Belgio. Seduti da sinistra: Alfonso XIII di Spagna, il neo re d'Inghilterra e imperatore delle Indie Giorgio V e Federico VIII di Danimarca. Da lì a pochi anni nessun legame né di sangue né diplomatico arrestò la valanga che travolse l'Europa intera